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Come si calcola lo Scambio sul Posto?
12 Dicembre 2019
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Lo Scambio sul Posto (SSP) è una forma di incentivazione che, malgrado sia in vigore da tanti anni, continua a destare non poche perplessità.
È un argomento ampio e complesso che comunque, grazie all’aiuto di alcuni esempi pratici, può essere perfettamente chiarito.

Che cos’è e come si calcola lo Scambio sul Posto? Perché il suo valore cambia ogni anno?
In quest’articolo rispondiamo a queste domande anche per chi nel forum chiede come fare a verificarne la correttezza degli importi.

Per prima cosa diciamo che il contributo di Scambio sul Posto è una sorta di rimborso che viene calcolato in base alla quantità di energia scambiata con la rete.
Di fatto rimborsa al proprietario dell’utenza una parte dei costi sostenuti nella bolletta elettrica poiché l’energia acquistata e pagata a prezzo pieno durante l’anno (energia prelevata dalla rete) viene in parte o in toto “restituita” alla rete per via della produzione del fotovoltaico (energia immessa in rete).

Facciamo un esempio concreto:
IMPIANTO AUTOCONSUMO PRELIEVO TIPICO ANNUALE IMMISSIONE TIPICA ANNUALE ENERGIA SCAMBIATA
Varese 3 kW 1200 kWh 3800 kWh 1800 kWh 1800 kWh

 

L’impianto di Varese produce 3.000 kWh all’anno: di questi autoconsuma 1.200 kWh istantaneamente e immette nella rete 1.800 kWh quando le utenze non richiedono l’energia.
Il suo prelievo dalla rete è pari a 3.800 kWh per un fabbisogno che evidentemente non riesce ad essere soddisfatto istantaneamente dal fotovoltaico: potrebbe ad esempio essere un fabbisogno notturno o richiesto quando piove o che eccede, per potenza, il fotovoltaico.
Di fatto la quantità di energia pari 1.800 kWh viene sia immessa in rete perché prodotta ma non consumata istantaneamente dall’utenza, sia prelevata in altri momenti quando invece il fotovoltaico non è in grado di produrre.
In questo senso tale quantità di energia viene scambiata con la rete: è sia immessa che prelevata anche se in momenti distinti.

È vero che il prelievo totale dell’utenza è pari a 3.800 kWh, ma solo per una parte pari a 1.800 kWh possiamo dire che avviene una immissione di energia corrispondente (quindi sia immissione che prelievo), mentre sui restanti 2.000 kWh non c’è alcuna compensazione ovvero 2.000 kWh sono solo prelevati.

Il contributo di Scambio sul Posto rimborsa parzialmente il prezzo pieno pagato in bolletta per questi 1800 kWh scambiati con la rete (sia prelevati che immessi): non sarebbe infatti “giusto” pagare a prezzo pieno il prelievo di 1800 kWh di energia quando in un altro momento, di fatto, sono stati restituiti alla rete elettrica.

Ma quanto e cosa rimborsa lo Scambio sul Posto?

Semplificando possiamo affermare che nella bolletta dell’energia elettrica paghiamo:

  • I servizi di vendita (prezzi dell’energia e dei servizi di dispacciamento e commercializzazione);
  • I servizi di rete (tariffe di trasmissione, distribuzione e misura);
  • Gli oneri generali di sistema (incentivazione FER, smantellamento nucleare, ricerca di sistema, bonus sociale, agevolazioni per industriali energivori e per i consumi ferroviari agevolati);
  • Le imposte (accise e IVA).

Lo Scambio sul Posto rimborsa una parte dei servizi di vendita (quota energia e dispacciamento), le componenti variabili per DTM (distribuzione, trasmissione e misura) e gli oneri generali. Il tutto è calcolato sulla parte di energia “scambiata con la rete”.

Facciamo un esempio numerico verosimile: se nel 2018 abbiamo prelevato 1000 kWh dalla rete e li abbiamo tutti scambiati (quindi abbiamo immesso minimo 1000 kWh) allora riceviamo un contributo di Scambio sul Posto per ogni kWh scambiato pari a circa 11 centesimi di euro (6,65 c€ per valore della materia energia1 e 4,35 c€ per rimborso delle componenti variabili).
Il prezzo medio pagato al proprio fornitore di energia per quel kWh potrebbe essere stato invece anche di 20 centesimi di Euro ed incorpora altri servizi non rimborsati dallo Scambio sul Posto.

 

Ma perché il contributo di scambio non è uguale per tutti gli impianti?

Il contributo di Scambio viene calcolato, come abbiamo visto, in parte sul valore della “materia energia” ed in parte sul valore di componenti della tariffa elettrica le quali non sono uguali per tutte le utenze.

Per dirla tutta tali componenti si differenziano per tipo di utenza (ad esempio bassa tensione, media tensione, alta tensione), per tipo di tariffa (utenze residenza, utenze illuminazione, ecc), ma anche per quantità di energia prelevata.
In Italia le tariffe dell’energia elettrica hanno infatti ancora una struttura progressiva: i primi 1800 kWh di energia elettrica acquistati in un anno hanno un prezzo inferiore rispetto ai kWh di energia acquistati oltre tale soglia.
Questa struttura deriva da una riforma introdotta circa quarant’anni fa a seguito dello “shock petrolifero” con finalità di carattere sia sociale sia di razionalizzazione dei consumi: per spingere i cittadini a limitare il consumo di energia, il suo prezzo unitario aumenta all’aumentare dei consumi annuali. 
Sebbene tale progressività sia stata quasi completamente superata con la riforma delle tariffe elettriche, esiste ancora sulla quota di oneri generali.

Per spiegare l’impatto della progressività sul calcolo dello Scambio sul Posto prendiamo in esempio un’utenza che ha avuto un prelievo di energia elettrica nell’anno 2018 pari 1.800 kWh.
Nel prezzo di ogni kWh troviamo una quota relativa ai servizi di rete e oneri generali che viene rimborsata dallo Scambio sul Posto pari a 4,35 centesimi. Se la stessa utenza preleva annualmente più di 1.800 kWh allora pagherà un prezzo maggiore per ogni kWh che eccede la soglia dei 1.800 kWh annui. In questo caso e solo per i kWh che eccedono la soglia, la quota relativa ai servizi di rete e oneri generali rimborsata dallo Scambio sul Posto è pari a 8,045 centesimi.

È evidente che a parità di energia scambiata, maggiore è il prelievo annuale, maggiore è il prezzo pagato, maggiore la quota che viene rimborsata con lo Scambio sul Posto.

Per approfondimenti sulla Riforma delle tariffe dell’energia elettrica e sulle conseguenze per chi ha un impianto fotovoltaico rimandiamo a quest’articolo.

Le formule dell’Autorità

Per i più volenterosi ed entusiasti della materia, pubblichiamo le formule analitiche del calcolo dello Scambio sul Posto, le quali sono riportate anche all’interno dei file .csv di conguaglio pubblicati dal GSE nell’area personale del sito web del gestore.

Dove con la formula min[OE;CEI] si intende valorizzare la “quota energia” calcolata come il valore minimo tra il valore dell’energia prelevata calcolata al prezzo unico nazionale ed il controvalore dell’energia immessa calcolata al prezzo zonale medio.
Con il termine CUsf x Es si intende il Corrispettivo Unitario di scambio forfettario che rappresenta il valore unitario (ponderato) di rimborso dello scambio sul posto per le componenti variabili della tariffa dell’energia elettrica (servizi di rete e oneri generali) moltiplicato per l’Energia scambiata (Es).
Segnaliamo infine che è possibile scaricare le tabelle dei Cusf direttamente dal sito dell’ARERA (es. Cusf 2018).

 

1Nell’esempio sopra è stato semplificato il calcolo relativo al rimborso della quota energia che come ben esplicitato dai calcoli analitici di questa guida GSE si deve fare tenendo conto dei valori del PUN (prezzo unico nazionale) e PZ (prezzo zonale del mercato del giorno prima MGP). Ad ogni modo riteniamo chiarito il concetto senza tali ulteriori complicazioni.

 

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