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ENERGIE POSITIVE
La rete elettrica diventerà sostenibile. Quali vantaggi porterà?
10 Aprile 2019
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Da diversi anni il settore dell’elettricità è in una fase di evoluzione.

In cosa consiste questa evoluzione e che vantaggi porterà? L’Italia è pronta a cavalcare questo cambiamento e a sfruttare le opportunità?

Il mutamento in atto è la conseguenza della crescente attenzione sulle tematiche ambientali e sullo sviluppo sostenibile che hanno spinto l’interesse della società verso l’installazione di generatori di elettricità da fonte rinnovabile.

L’evoluzione del sistema elettrico includerà sinergie nel campo della elettrificazione (passare ad esempio dai motori a combustione alla mobilità elettrica), della decentralizzazione (passaggio dalle grandi centrali elettriche ai piccoli impianti residenziali), dei sistemi di accumulo e di tecnologie per l’efficienza energetica. 
Tutto questo è supportato dalla digitalizzazione dei sistemi.

Elettrificazione, decentralizzazione e digitalizzazione, sono quindi i 3 pilastri dell’innovazione che daranno vita alla futura generazione distribuita (grid edge).

Gli elementi fondamentali di un sistema di generazione distribuita sono le piccole unità elettriche di autoproduzione allacciate alla rete elettrica di distribuzione e dislocate in diversi punti del territorio. 
Le potenzialità delle singole unità di produzione sono sfruttate al meglio quando quest’ultime sono all’interno di Smart Grid, reti elettriche intelligenti che permettono ai produttori di scambiare l’energia prodotta (anche da impianti casalinghi), di immagazzinarla in opportuni sistemi di accumulo, di distribuirla in modo efficiente e sostenibile.
Gli algoritmi digitali che regolano le logiche delle reti intelligenti consentiranno di gestire in modo efficiente i sempre maggiori carichi conseguenti alla elettrificazione dei consumi.
Per scoprire di più sulle Smart Grid rimandiamo a questo nostro articolo dedicato alle reti intelligenti.

Lo studio realizzato dal Forum Economico Mondiale sul futuro dell’elettricità riporta che l’adozione e lo sviluppo di queste tecnologie avverrà in tempi più brevi (si stimano 20 anni) rispetto ad altre innovazioni del passato. 
Già oggi ne abbiamo le prime evidenze.

Nel 2015 il numero di veicoli elettrici ha superato il milione di esemplari e grazie alle previsioni sulla riduzione del costo delle batterie si prevede un nuovo boom di vendite: nel 2030 si stima che i modelli elettrici rappresenteranno il 25% del mercato.
Per quanto riguarda l’elettrificazione, il settore della mobilità elettrica è quello che riscontrerà le maggiori evoluzioni. 

Sono positive anche le previsioni sulla decentralizzazione della produzione.
Si stima infatti un aumento della potenza fotovoltaica installata fino ad oltre 700 GW nel 2020 ed una crescita del mercato di sistemi di accumulo di circa 120 volte entro il 2025 (rispetto ai valori del  2015), passando da 400 MWh a 50 GWh. 
La generazione distribuita da fonti rinnovabili porta molteplici vantaggi.

Gli utilizzatori finali usufruiranno di un sistema elettrico moderno e performante, la società trarrà beneficio dalla nascita di nuove figure professionali e l’ambiente in termini di sostenibilità e razionalizzazione dei consumi.
Entro il 2025 si prospetta una importante crescita a livello economico e sociale per l’industria mondiale stimabile in oltre 2000 milioni di euro.

Sono questi i temi che terranno banco per il prossimi decenni e che potrebbero garantire un futuro più competitivo e sostenibile del mercato elettrico.
E’ certo che anche in questo contesto di innovazione tecnologica, un ruolo da protagonista è ricoperto dalle istituzioni le quali delineano il quadro di riferimento e stabiliscono le “regole del gioco” con normative specifiche.

Cosa fa l’Europa per per agevolare e regolamentare questa transizione?

Nel documento “Clean Energy for all europeans” (Winter package) la Commissione Europea identifica gli elementi per consentire la transizione verso un modello di sviluppo che consenta di mantenere sotto controllo il cambiamento climatico e che al contempo garantisca a tutti gli europei un’energia sostenibile e all’Europa il ruolo di leader mondiale nello sviluppo di tecnologie rinnovabili.

La Commissione ribadisce l’importanza della collaborazione di tutti gli stati membri per l’adozione di una politica energetica e per la creazione di un mercato energetico europeo al fine di tenere sotto controllo, preservare e migliorare l’ambiente.

L’Italia in che modo ha recepito queste direttive e cosa sta facendo per metterle in pratica?

Il nostro paese ha presentato il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) che copre il decennio 2021-2030. 

Si rimanda ad un successivo articolo l’analisi dettagliata di quanto previsto nel PNIEC, ma si riporta qui, a titolo di cronaca, che alcune Associazioni di categoria in tutela delle rinnovabili ritengono che ci siano alcuni punti nebulosi e meritevoli di ulteriori studi e approfondimenti.
Ad esempio per quanto riguarda il fotovoltaico, il numero dei GWp da sviluppare per raggiungere gli obiettivi prefissati non è sufficiente: nel piano si parla infatti di soli 7 GWp da installare entro il 2025 e di 23 GWp nei successivi 5 anni.
Non è altresì specificato in maniera concreta come e dove (su quali superfici e terreni) verranno prodotti questi nuovi GWp di fotovoltaico.

Anche le comunità energetiche che rappresentano il nucleo della transizione in chiave rinnovabile non sono state sufficientemente prese in considerazione.
Mentre un ruolo da protagonista sembra essere ancora ricoperto dal gas naturale.

Gli indirizzi della Commissione Europea in termini di innovazione e centralità delle nuove tecnologie digitali e sostenibili, al momento non sembrano essere stati recepiti come invece è auspicabile.
 
Sembra evidente quindi che siano necessari ulteriori sforzi da parte dell’Italia per allinearsi alle direttive approvate dal Consiglio dell’Unione Europea al fine di poter beneficiare del processo di transizione verso la produzione di energia pulita, che rappresenta la strada per la crescita futura grazie alla capacità di attrarre investimenti e aumentare l’occupazione.

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