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Cop26: perché le ONG hanno chiesto di rimandarla e cosa hanno ottenuto

23 Settembre 2021
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Manca poco più di un mese alla Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che tutto il mondo attende con il fiato sospeso date le serie condizioni climatiche in cui verte il nostro Pianeta, ma i primi problemi che rischiano di comprometterla sono già sotto i riflettori.

Ad aprire il dibattito sono state 1500 ONG da tutto il mondo, tra cui importanti organizzazioni come Greenpeace e Save The Children, che hanno posto il focus sulle difficoltà organizzative legate alla Pandemia, che renderebbero l'evento poco inclusivo, nonostante negli intenti dovesse essere il più possibile aperto e partecipato. 

L'evento, previsto a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre, è stimato come "decisivo" e irrimandabile per trovare l'applicazione di un accordo che acceleri la lotta al surriscaldamento globale.  

Ma le vaccinazioni che vanno a rilento nei paesi più vulnerabili e più colpiti dal clima e le regole ferree stabilite dal governo britannico per i viaggi internazionali rischiavano di lasciare fuori dalla Conferenza molti Paesi. In certe regioni dell'Africa la vaccinazione non copre più del 5% della popolazione (contro il 70% della popolazione europea) e la Gran Bretagna ha una lista rossa di paesi considerati ad alto rischio (tutti paesi in via di sviluppo secondo l'Onu) a cui viene richiesta una quarantena di 5 o 10 giorni all'arrivo sul suolo inglese, a seconda del fatto che si sia vaccinati o meno con 1 o 2 dosi. 

Per i Paesi che faticano anche solo a pagare il biglietto aereo per Glasgow, il prezzo del soggiorno in hotel per i tempi della quarantena rischiava di non essere sostenibile. Le ONG hanno chiesto allora che la COP26 fosse ulteriormente rimandata per permettere a tutti di poter partecipare in sicurezza.

Considerata la situazione irrimandabile, il Governo Britannico ha dichiarato che si sobbarcherà tutte le spese di alloggio per chi è obbligato a sottoporsi a quarantena. 

Messa la toppa al problema dell'inclusività, restano da sciogliere non pochi nodi legati alla sicurezza: dalla gestione di probabili proteste nelle strade, alla minaccia terroristica, fino alla mancanza di alloggi nella città di Glasgow, che ospita la Conferenza. 

Le premesse fino a questo momento non sono state tra le migliori: l'augurio è che i lavori possano essere davvero efficaci per superare l'immobilismo che ha caratterizzato le edizioni precedenti e trovare l'accordo di cui il nostro pianeta ha estremo e urgente bisogno.  

 

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